Le frontiere della discriminazione.

Al peggio non c’è limite, nonostante il tanto parlare che si fa intorno al Web 2.0… anzi, a ben pensarci è proprio il Web 2.0 ad avere aumentato il livello di discriminazione presente in rete.

Proviamo ad andare per ordine…

se è dal 1999 che esistono le WCAG ( oramai giunte alla release 2), è perchè il Web sin dalla sua nascita non è riuscito a concretizzare le sue potenzialità in ambito di accesso universale, ed una delle pratiche più detestabili – a detta della gran parte degli utenti disabili – era la creazione dei cosiddetti siti paralleli, dei quali ho parlato più volte su Webaccessibile.org, e che vengono di fatto deprecati anche dalla corrente normativa in Italia (Legge Stanca e decreto attuativo).

In pratica, non riuscendo a creare un unico sito di qualità decente, tanti sviluppatori non trovavano di meglio che affiancarci una versione “semplificata” (meno colorata, meno complessa come layout, spesso con minori informazioni), illudendosi – magari in buona fede – di aumentare il numero di utenti in grado di fruire dei contenuti, e quindi di fare un buon servigio all’intera comunità del Web.

Non consideravano però che in questo modo finivano con l’evidenziare lo “stato di disagio” e la diversità degli utenti costretti ad usare la versione parallela… insomma, questa sorta di porta secondaria permetteva forse di accedere alle informazioni, ma era pur sempre una porta diversa da quella principale, alla quale avrebbero dovuto poter accedere tutti gli utenti.

Ma qual’è la situazione di oggi? I siti alternativi ci sono ancora, ma provando a guardare avanti siamo in piena “onda 2.0″, e tutti parlano e straparlano di social network, di Facebook, di Twitter… e tutti accolgono entusiasticamente la possibilità data agli utenti di pubblicare, mentre prima potevano solo leggere!

Se così fosse, almeno un briciolo delle antiche discriminazioni dovrebbe essere scomparso, e tanti utenti che priva sbattevano contro le odiose barriere virtuali del Web, ora dovrebbero ringraziare gli “inventori” del web 2.0! Ma non è così, anzi… il Web 2.0 è tendenzialmente meno accessibile di quello che l’ha preceduto!

Facciamo un esempio illustre: Twitter! E’ senza dubbio uno del campioni del Web 2.0, dal punto di vista concettuale ma anche numerico, visto che il numero dei suoi utenti continua ad aumentare. Peccato che abbia dei problemi di accessibilità, tanto è vero che ad esso si sono affiancate diverse alternative, la più famosa delle quali è probabilmente Accessibletwitter.com ; quest’ultima applicazione ha persino vinto l’Access-It 2009, nella sezione ACCESS-IT@Web2.0.

Ecco che, ai vecchi “siti paralleli” il Web 2.0 ha affiancato le “applicazioni parallele”, create da entità terze e che di fatto vanno ad integrare funzionalità mancanti o ad ottimizzare alcune criticità delle applicazioni madre, e che in alcuni casi finiscono per rappresentare un’alternativa migliore rispetto a quella originaria.

Il risultato? Applicazioni 2.0 separate per diverse tipologie di utenti, diversità esaltate ed aggravate invece che affrancate, insomma la frontiera della discriminazione porta sempre più verso una nuova, insopportabile forma di Apartheid perpetrata – incredibile ma vero – sul media potenzialmente più libero!

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