Non c’è limite, non c’è più limite all’arroganza dei gestori dei social network, che promettono l’abbattimento di quei pochi accorgimenti che ancora ci permettevano di salvaguardare la nostra privacy.
Il 26 marzo, sul blog di Facebook, è apparso un post alquanto scarno ma zeppo di spunti interessanti nel quale, tra le altre cose, si parla della crezione di un insieme di siti e applicazioni ritenute “affidabili” per default, alle quali verranno automaticamente concessi i diritti sui dati di ciascun utente.
Fino ad oggi, l’utente di Facebook che intendeva usare qualche applicazione di terze parti si vedeva chiedere (almeno la prima volta) l’autorizzazione ad accedere ai propri dati personali; ebbene, tale richiesta (secondo alcuni pleonastica) verrà eliminata ed alcune entità esterne a Facebook verranno incluse in una “lista virtuosa”, appartenendo alla quale l’accesso ai dati degli utenti è attivo per default!
Per default i miei dati personali saranno a loro disposizione.
Io lo so perchè per lavoro e passione mi piace “sapere come funzionano le cose”, ma milioni e milioni di utenti non si accogeranno di nulla e – anzi – apprezzeranno la sparizione di quella fastidiosa schermata che li separava dai giochini, senza rendersi conto che in realtà il prezzo per l’uso di Facebook è in continuo aumento; è proprio così, visto che ciascuno di noi paga i social network che utilizza usando inconsapevolmente come moneta di scambio i propri dati personali.
E’ pur vero che ciascun utente può accedere alla sezione del sito in cui modificare e personalizzare le impostazioni relative alla privacy, ma il “signor Facebook” sa perfettamente che questa operazione viene svolta da una minoranza di utenti evoluti, a fronte dell’enorme massa di utenti più o meno “passivi” e poco inclini ad approfondire aspetti di cui non coglie appieno l’importanza.
Il segnale che viene trasmesso è brutto, proprio brutto, ed il post di cui parlavo pocanzi contiene delle frasi che sembrano farsi beffa del buon senso degli utenti: “People still own the information they post to Facebook, but the Everyone setting is designed to enable people to share content as broadly as possible” (La gente continua a possedere le informazioni che inseriscono su Facebook, ma l’impostazione a Tutti è pensata per permettere la più vasta condivisione dei contenuti).
Incredibile, cercano di far passare per un favore quel che per loro è un grosso affare, basato sul ”detto-non detto” e su una serie sottintesi che ancora una volta tratta il popolo della rete come un banco di pesci, e mortifica il peso dell’individuo sotto la mole di una collettività che – fa male ammetterlo – è semrpe meno intelligente e sempre più manipolabile!








